Suor Anna Tacchinardi

Lodi 7 ottobre 1930 - Lodi 28 ottobre 2025

Suor Anna era nata a Orio Litta nel lontano 1930, il 7 Ottobre, giorno in cui la Chiesa fa memoria della Beata Vergine del Rosario, a cui suor Anna era particolarmente devota.

La sua infanzia fu subito segnata dalla sofferenza per la perdita precoce della mamma Ernesta, che al momento della morte lasciò due figlie piccole: Anna essendo la maggiore dovette prendersi cura della sorella più piccola e delle sorelle che arrivarono dopo le seconde nozze del padre. Ma la situazione difficile non le impedì di intraprendere gli studi in vista di un lavoro, dal momento che manifestava un’intelligenza vivace; nel 1946 a Monza a 16 anni ottenne il Diploma di licenza di avviamento professionale e industriale e nel 1947 a Milano ottenne il Diploma di dattilografo pratico, che le permise di iniziare un’esperienza lavorativa a Milano.

Durante quegli anni in cui frequentava anche la parrocchia e le suore, alimentando così la sua vita cristiana, le venne proposto un corso di Esercizi Spirituali a Villa Immacolata che al momento rifiutò perché avrebbe preferito farsi una vacanza alternativa, ma dopo aver accettato su consiglio della mamma Elena, quel corso fu l’occasione in cui la giovane Anna si sentì chiamata dal Signore e attratta da quell’ideale di vita religiosa che aveva visto realizzato nelle suore.

Entrò nell’Istituto all’età di 22 anni e visse il suo tempo di formazione in un cambio radicale da tutto quello che aveva vissuto negli anni di Milano: spesso raccontava con simpatia alcuni aneddoti del noviziato dove aveva imparato a vivere soprattutto l’umiltà. Le difficoltà e le sofferenze che raccontava di aver vissuto nella sua vita, l’avevano segnata ma era riuscita ad integrarle e a offrirle per il bene della gioventù, dei sacerdoti, della Chiesa: in lei non c’era rancore o risentimento ma era riuscita a trasformare il dolore in amore!

Quando nel 1955 emise la sua Prima Professione venne destinata alla comunità di Roma all’Acquedotto Felice dove riprese a studiare frequentando le scuole medie, in un corso di tre mesi, e poi l'Istituto Magistrale. Ottenuto il Diploma iniziò il suo percorso come insegnante nella Scuola Elementare prima a Roma, poi a Lodi e infine per diversi anni a Codogno.

Del periodo trascorso a Roma, lei stessa in un’intervista dice: “Ho fatto la maestra per 15 anni a Roma, ed è stato un periodo straordinario; insegnavo ai bambini delle famiglie baraccate, all’Acquedotto Felice, nella zona di Porta Furba, un angolo, allora, della estrema periferia della città. Avevo in aula 42 bambini. La domenica portavo i fanciulli romani a visitare Roma. Dopo avere fatto i compiti, alla sera i miei scolari insegnavano ai loro genitori, che erano tutti analfabeti. C’era miseria, ma si guardava al futuro. Si faceva comunità”.

Suor Anna era davvero la “Maestra” in tutti i sensi, non solo insegnava nozioni e contenuti ma aveva a cuore l’alunno, la persona, e dietro di lui, la sua famiglia. I suoi alunni li chiamava “i miei bambini” perché li cresceva come figli, li conosceva, li accompagnava anche dopo il tempo della scuola: “I miei bambini” li ricordo tutti, classe per classe, ci tengo a sapere tutto di loro: se sono felici, se hanno una famiglia numerosa, un buon lavoro, dove abitano e come stanno i loro genitori. Li penso e li ricordo sempre nelle mie preghiere”.

Una sua alunna della Scuola di Codogno descrive bene il suo stile educativo: “Suor Anna è stata una maestra esigente, capace di trasmettere ai suoi alunni i valori dell’impegno, del rispetto e della responsabilità. La sua dedizione all’insegnamento si manifestava in ogni gesto, in ogni parola, in ogni lezione. Dietro la sua fermezza c’era la volontà di preparare i bambini non solo allo studio, ma alla vita. Pretendeva molto, perché credeva nelle potenzialità di ciascuno e desiderava che ognuno desse il meglio di sé. Ci teneva all’ordine e alla precisione: i quaderni dovevano essere curati, ordinati, mai pasticciati. All’epoca poteva sembrare un dettaglio, ma col tempo, molti dei suoi alunni hanno compreso quanto quella attenzione abbia insegnato rigore e metodo, rivelandosi preziosa anche nella vita adulta e nel lavoro. Suor Anna sapeva anche uscire dagli schemi. Amava portare i suoi alunni fuori dalla scuola, durante l’orario scolastico, quando li vedeva stanchi e svogliati per passeggiate “non programmate” che diventavano non solo momenti di divertimento, ma anche occasioni di scoperta, di riflessione e di crescita. Quei momenti, semplici ma profondi, restano impressi nella memoria di chi ha avuto la fortuna di conoscerla perchè insegnavano a osservare, a riflettere, a continuare a imparare in modo diverso. Parlava tanto con i suoi alunni e raccontava aneddoti della sua vita, e con lei non mancavano momenti di leggerezza e di risate. Sapeva creare un clima di fiducia, in cui si poteva imparare anche divertendosi. La famiglia doveva essere sempre al centro: per questo coinvolgeva sempre i genitori in tutte le gite e in tutte le sue iniziative post scuola. Oggi, molti dei suoi ex alunni la ricordano con gratitudine e affetto, consapevoli di quanto la sua guida abbia contribuito a formarli”.

Anche negli anni in cui suor Anna, terminato il tempo dell’insegnamento, è stata in portineria a Codogno, la sua presenza discreta e costante, ha accolto intere generazioni di alunni, che in lei hanno trovato un esempio di bontà, dedizione e fede autentica.

Con la sua disponibilità e il suo sorriso accogliente, suor Anna è stata un punto di riferimento non solo per gli studenti, ma anche per i genitori e per tutti coloro che hanno varcato la soglia della scuola.

Ma dove prendeva la forza e l’energia che sprigionava dal suo sorriso e dal suo costante buon umore? Dalla preghiera quotidiana, dal Rosario che sgranava in portineria, dalla partecipazione alla messa con la sua comunità, dall’amore che aveva per Cristo Buon Pastore che per lei era esempio di cura nei confronti delle sue “pecorelle”, ma anche di mitezza e serenità nei confronti delle consorelle che condividevano con lei la stessa vocazione e missione. Amorevole, attenta, simpatica, affrontava la vita con leggerezza, così come scrive Italo Calvino: “Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”. E così con leggerezza, nel sonno, suor Anna se ne è andata ottenendo il meritato riposo dalle sue tante fatiche, perché “In paradiso bisogna andare stanchi!” diceva il Fondatore; e in paradiso suor Anna non si presenta a mani vuote ma la seguono le sue numerose opere: quelle sono il suo biglietto di entrata! 

Ringraziamo suor Anna, per la sua vita donata e per essere stata per noi la memoria storica dell’Istituto perché ha saputo vivere, custodire e tramandare il Carisma e la missione educativa che caratterizzano la nostra famiglia religiosa.

Suor Sofia Chiesa

Lodi 28 Dicembre 1935 - Lodi 15 Marzo 2025

La mitezza è la caratteristica che mi è venuta in mente pensando a suor Sofia: mite è la persona dolce, mansueta, gentile, come Gesù che durante la sua passione non rispondeva e non minacciava, perché «si affidava a colui che giudica con giustizia» (1 Pt 2,23).

Nella Scrittura la parola “mite” indica anche la persona che non ha proprietà terriere: e nella terza beatitudine Gesù promette ai miti che “avranno in eredità la terra”.

Papa Francesco in una sua catechesi sottolinea che “i miti non conquistano la terra ma la erediteranno.  Quella terra è una promessa per il popolo di Dio e diventa segno di qualcosa di molto più grande di un territorio: una terra che è il Cielo, il luogo verso cui camminiamo: i cieli nuovi e la terra nuova! (cfr Ap 21,1). 

Allora il mite è colui che ha ricevuto in eredità “la terra nuova” e come discepolo di Cristo ne custodisce la pace, la fraternità, la fiducia, la speranza.

Perché le persone miti sono persone misericordiose, fraterne, fiduciose e piene di speranza” (Papa Francesco).

Ed è alla luce di queste riflessioni che ricordo suor Sofia, quando negli anni sessanta e settanta è stata nella comunità di Ramera, mentre io frequentavo l’Asilo parrocchiale e poi l’Oratorio.

Suor Sofia era una bella suora, alta di statura, raffinata nel tratto, con un sorriso abbozzato che le illuminava gli occhi; parlava dolcemente e aveva uno sguardo rassicurante; con la sua mitezza e la sua gentilezza attirava facilmente le ragazze della parrocchia che la cercavano e amavano stare con lei, per conversare e ricevere consigli: in questo modo raggiungeva anche le loro famiglie, entrando in problematiche e situazioni in cui molto spesso neanche i sacerdoti potevano entrare, confermando quanto il Fondatore ha scritto:  ”La donna fu dotata da Dio di tanta forza morale, di tanta efficacia di persuasione, che può  far del bene al pari dell’uomo e talora con maggior frutto” (Conferenza sullo Zelo San Vincenzo Grossi).

Suor Sofia in comunità faceva la cuoca e assisteva nella ricreazione i bambini della Scuola: aveva un amore particolare per i più piccoli che accudiva con cura e tenerezza: ricordo quando portava con sé in cucina i bambini che piangevano per il distacco dalla mamma o perché ripresi dalle suore dopo una marachella; li sapeva intrattenere, sotto il grande tavolo della cucina, e li calmava ascoltando musica, mentre lei si dedicava a preparare il pranzo: dalle sue mani uscivano pietanze gustose che si moltiplicavano miracolosamente per i tanti bambini che frequentavano l’Asilo.

Suor Sofia aveva anche un bel rapporto con i sacerdoti: con il parroco della Ramera, aveva una relazione di stima e amicizia, durata nel tempo, tanto che fino ad oggi quando si incontravano ricordavano i bei momenti vissuti insieme.

Con i sacerdoti suor Sofia collaborava, parlava, esprimeva il suo pensiero quando c’era bisogno, ma soprattutto pregava e offriva le fatiche quotidiane.

Suor Sofia in comunità era generosa e intraprendente, sapeva preparare delle buonissime torte che offriva per merenda alle sorelle stanche della giornata. Aveva instaurato anche delle belle amicizie con alcune sorelle, nella schiettezza e nella libertà, che l’hanno fatta maturare affettivamente e che sono state di sostegno per lei nei momenti difficili della sua vita.

Tra i diversi cambiamenti, le comunità dove è stata più tempo, oltre a Ramera, sono state le comunità di Genova e di Roma, dove oltre a svolgere il suo servizio da cuoca, ha saputo adattarsi a tutte le mansioni e ha continuato ad accompagnare generazioni di giovani donne, con la sua saggezza e la sua esperienza.

Suor Luigina (Luisa) Lizzori

Camairago (LO) 27 Febbraio 1935 - Lodi 28 Dicembre 2024

Pensando a suor Luisa mi è subito venuto in mente la figura della profetessa Anna, che Maria, Giuseppe e il Bambino incontrano nel Tempio il giorno della loro purificazione.
Anna il cui nome significa «grazia» è descritta dall’evangelista Luca come profetessa, avanzata nell’età e vedova: ferita dal lutto dopo sette anni di matrimonio, ha allenato lo sguardo del cuore, dedicandosi totalmente a Dio con digiuni e preghiere. Ed è questa relazione profonda e costante con Dio, che la porta ad avere occhi attenti che sanno riconoscere la Salvezza quando si manifesta, tanto che “si mise a lodare Dio e a parlare del Bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme” (Lc 2,38).

Anche Suor Luisa ha trascorso tanti anni della sua vita religiosa nel Tempio, in chiesa, svolgendo con amore e dedizione il suo servizio di sagrestana nelle Cappelle di Casa Madre a Lodi e di Villa Immacolata a Ronchiano di Castelveccana: puliva la chiesa con dedizione e sacrificio, componeva i vasi dei fiori con creatività, preparava l’altare per la Messa con cura, stirava gli arredi sacri con precisione: e tutto questo lo faceva con passione e con amore perché la casa di Dio doveva essere bella, splendente, degna del suo Signore.
E intanto lei passava le ore in compagnia di Gesù, alla presenza dell’Eucarestia, accanto all’urna del Fondatore, e pregava dal mattino alla sera! Pregava per la Chiesa, per il mondo, per l’Istituto che tanto amava! La mattina si alzava molto presto e aprendo la Chiesa, era la prima ad iniziare la preghiera; e la sera, chiudendo la chiesa, era l’ultima a concluderla. Dormiva in una stanzetta sopra la Chiesa e la notte la sua preghiera continuava anche nel sonno.
Durante il giorno suor Luisa assisteva anche le bambine della Scuola elementare nella ricreazione: lo faceva volentieri, dedicando tempo al dialogo: e molte di loro ricordano ancora con affetto quella suora riservata e materna; sono venuta a conoscenza che alcune giovani sono state da lei accompagnate nel loro cammino vocazionale.

Suor Luisa l’abbiamo conosciuta tutte, non era una donna di molte parole, era piuttosto riservata e discreta, anche se quando doveva esprimere il suo pensiero, lo faceva con determinazione e chiarezza. Di lei hanno scritto le sue formatrici alla vigilia della Professione religiosa:
Ha lavorato con energia sul suo carattere timido e a mortificare il suo amor proprio; quando la si incoraggia con qualche buona parola, si riprende subito e ricomincia a fare bene. Questa sorella è tanto animata da buona volontà e non risparmia nessun sacrificio per compiere meglio il suo dovere. Ama tanto l’obbedienza ed è osservante anche nelle minime cose: con questo si spera che diventerà una buona religiosa.

Nata in una cascina del Comune di Camairago nel lodigiano, dopo la scuola elementare, Luisa si è abituata subito al sacrificio, aiutando i famigliari in casa e in campagna.
Quando la famiglia si è trasferita per lavoro a Terranova dei Passerini, Luisa ha conosciuto le Figlie dell’Oratorio, portando loro ogni mattina il latte fresco: intrattenendosi a conversare con le suore, ha incominciato a maturare il desiderio di consacrarsi al Signore.

Entrata nell’Istituto a 17 anni inizia la sua formazione alla vita religiosa; in quegli anni ella stessa scrive:
Posso assicurare che con la mia buona volontà e soprattutto con l’aiuto del Signore, riuscirò a far contento Gesù e a dare tanta consolazione a Lei, Rev. da Madre; seguendo i suoi materni consigli, cercherò di vivere la mia donazione con crescente amore e generosità, per diventare una vera Figlia dell’Oratorio.
Suor Luisa ha sempre avuto chiaro nella sua vita che per crescere nella santità era necessario l’aiuto del Signore, la sua grazia, ma anche la buona volontà, l’impegno personale: per questo era molto esigente con sé stessa, non temeva il sacrificio, era forte nella sofferenza, soprattutto negli ultimi anni della malattia: ha affrontato tutto con la preghiera, con il Rosario tra le mani, cogliendo la presenza del Signore in ogni situazione.

Suor Anna Maria Malagoli

Novellara (RE) 15 Gennaio 1938 - Pavullo nel Frignano(MO)16 Dicembre 2024

Sin dal tempo della formazione, suor Anna si è manifestata come una persona esuberante e questa caratteristica l’ha contraddistinta per tutta la vita.
Suor Anna era esuberante nelle relazioni: amava comunicare, stare in compagnia, incontrare le persone; salutava a distanza chi conosceva, sempre con un tratto semplice e festoso.
Suor Anna era esuberante nella missione: era molto generosa, attiva ed intraprendente, si sarebbe buttata nel fuoco - come si dice - per chiunque avesse avuto bisogno; custodiva ed educava i bambini della Scuola dell’Infanzia come una mamma premurosa ma anche come una sorella maggiore che giocava e scherzava; amava i suoi ragazzi dell’oratorio e della catechesi, e stava con loro anche quando giocavano le partite di pallone e in palestra.
Suor Anna era esuberante nella preghiera: il suo rapporto con il Signore era appassionato: devota al Sacro Cuore di Gesù lo pregava perché desiderava ardentemente che il suo cuore, talvolta fragile, assomigliasse sempre di più al Suo.

Suor Anna, nata a Novellara nel gennaio del 1938, era stata cresciuta a Rio Saliceto da alcuni famigliari, dopo la scomparsa prematura dei suoi genitori,
Da giovane aveva conosciuto le Figlie dell’Oratorio in parrocchia e spinta dal desiderio di essere tutta del Signore e di donarsi ai fratelli, a solo 19 anni entra nell’Istituto ed emette la sua Prima Professione Religiosa nella Solennità dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria del 1960.

Sin dal tempo della formazione, suor Anna si è manifestata come una persona esuberante e questa caratteristica l’ha contraddistinta per tutta la vita.
Suor Anna era esuberante nelle relazioni: amava comunicare, stare in compagnia, incontrare le persone; salutava a distanza chi conosceva, sempre con un tratto semplice e festoso.
Suor Anna era esuberante nella missione: era molto generosa, attiva ed intraprendente, si sarebbe buttata nel fuoco - come si dice - per chiunque avesse avuto bisogno; custodiva ed educava i bambini della Scuola dell’Infanzia come una mamma premurosa ma anche come una sorella maggiore che giocava e scherzava; amava i suoi ragazzi dell’oratorio e della catechesi, e stava con loro anche quando giocavano le partite di pallone e in palestra.
Suor Anna era esuberante nella preghiera: il suo rapporto con il Signore era appassionato: devota al Sacro Cuore di Gesù lo pregava perché desiderava ardentemente che il suo cuore, talvolta fragile, assomigliasse sempre di più al Suo.

Questa esuberanza, questa sovrabbondanza la troviamo anche in alcuni passi del Vangelo: pensiamo al pane avanzato nella moltiplicazione dei pani e dei pesci (Gv 6,12-13), alla sovrabbondanza di vino a Cana (Gv 2,1-11), al gesto eccessivo di Gesù che lava i piedi ai suoi apostoli (Gv 13,1-15), al totale dono di sé sulla croce (Gv 19,20-30).
Attraverso questa sovrabbondanza, Gesù vuole esprimere l’infinita misura di Dio nell’amore, che va oltre le righe, oltre i limiti, al punto di donare al mondo il suo Unico Figlio.
E Gesù dicendo: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”, ha promesso a coloro che lo seguono, vita in abbondanza.
Suor Anna ha fatto questa esperienza nei suoi 64 anni di vita religiosa tra le Figlie dell’Oratorio, seguendo Gesù e accogliendo con disponibilità la volontà di Dio: per tanti anni e in diverse comunità ha lavorato nella Scuola dell’Infanzia, ha cresciuto generazioni di bambini, sostenendo le loro famiglie: molte persone, genitori, ex alunni, parrocchiani, ricordano ancora oggi, il suo tratto semplice e gioviale, il suo sorriso, la sua allegria.

Maleo, il Borgo di Lodi, Campagnola, San Rocco al Porto, Novellara, Concesa, Pombia, Spezzano, Viadana, Palazzo San Gervasio sono state le comunità in cui è stata e ha donato la sua vita, fino a quando nel 2009 il sopraggiungere di un problema cardiaco, l’ha costretta al riposo assoluto e a rinunciare al suo servizio nella Scuola.
Dopo il tempo di riposo a Policoro e poi a Lodi, nel 2011 è stata inserita nella comunità di Maleo e lì si è “rimessa in pista” ancora per qualche anno, lavorando in parrocchia e in oratorio.
Nel 2020 di fronte alla salute sempre più precaria, è stata trasferita a Pavullo nel Frignano; in comunità dopo un primo tempo di adattamento e di cure, godeva stare con le consorelle: amava la compagnia, condividere i momenti ricreativi, giocare a carte e a tombola. Ed anche quando andava in chiesa per pregare, la sua voce si univa volentieri a quella di tutte le altre, per lodare e ringraziare il Signore.

Quando visitavo la comunità di Pavullo per lei era un giorno di festa; e quando mi salutava, mi abbracciava con affetto, e con sincerità mi diceva che mi voleva bene.
Suor Anna sapeva voler bene, e l’amore, come dice san Paolo, copre una moltitudine di peccati (cfr. 1Pt 4,1-11), anche quelle mancanze che suor Anna può aver commesso nella sua vita per la fragilità della condizione umana.

Suor Maria Francesca Troilo

Rocca Imperiale (CS) 4 Settembre 1916 - Lodi 25 Ottobre 2024

“Ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno”: questa frase evangelica rappresenta bene la nostra cara suor Francesca.

Suor Francesca era piccola di costituzione per questo l’hanno sempre chiamata “Franceschina”; ed ora con la malattia, allettata da diversi anni, era diventata ancora più piccola, più fragile, per questo la chiamavano affettuosamente in infermeria “La piccola”.

Ma dentro quel corpo piccolo e fragile si nascondeva una persona “grande” che nel tempo ha manifestato tutto il suo spessore, vivendo ciò che il Signore aveva detto a San Paolo: “Ti basta la mia grazia: la mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza” (2 Corinzi 12, 9).

Suor Franceschina, nonostante avesse affrontato diversi interventi chirurgici, ha vissuto una vita lunga, carica di anni, 108, ma possiamo ben dire che sono stati anni carichi di vita. Attualmente era anche la persona più longeva del lodigiano.

Era nata nel lontano 1916 a Rocca Imperiale in provincia di Cosenza, prima figlia femmina di una famiglia numerosa e molto religiosa, che ha offerto al Signore diverse vocazioni; ha attraversato due guerre mondiali, ha assistito a grandi cambiamenti storici, e nella sua piccolezza nel 1936 non ancora ventenne, in un momento storico difficile, ha lasciato il sud Italia, affrontando un lungo viaggio fino a Lodi, per realizzare il suo desiderio di consacrarsi al Signore tra le Figlie dell’Oratorio.

Dal giorno della sua Professione religiosa, avvenuta l’8 dicembre del 1938, suor Franceschina ha iniziato il suo “pellegrinaggio” di comunità in comunità, dal nord al sud Italia, sempre disponibile ad andare là dove c’era bisogno, in piena obbedienza alla volontà di Dio. Ha affrontato venti cambiamenti passando dalle città di Lodi e Milano, ai piccoli comuni della Basilicata: Maschito, Chiaromonte, Fardella, Tursi; dalla campagna lodigiana di Bertonico, alla località marina di Policoro, al paese di montagna San Severino Lucano dove vi è ritornata per tre volte e che in questi giorni le ha espresso tutta la sua gratitudine per il servizio svolto.

Grottaglie è la comunità dove ha trascorso più anni e dove c’è ancora un ricordo vivo del suo passaggio: suor Franceschina nella Scuola di lavoro ha insegnato a ricamare a tante giovani donne che preparavano il loro corredo per le nozze: quel contesto è stata l’occasione propizia per ascoltare e formare cristianamente tante generazioni.

Nel suo pellegrinaggio di comunità in comunità si è adattata a svolgere i servizi più diversi: è stata educatrice delle ragazze esterne, assistente dei bambini dell’asilo, aiuto in cucina e poi cuoca, maestra di ricamo, superiora di comunità, fino a quando con il declinare delle forze è stata trasferita nel 2018 nell’infermeria di Casa Madre a Lodi.

Suor Franceschina aveva un carattere mite, ma volitivo: esprimeva con libertà e carità quello che pensava e sapeva farsi volere bene da tutti, con quegli occhi dolci e quel sorriso discreto che sapeva regalare a chi la incontrava.

Era molto legata alla sua grande famiglia di origine, ai suoi numerosi nipoti di cui ricordava il nome: ha sempre seguito e accompagnato con la presenza e la preghiera gli eventi familiari sia quelli gioiosi che quelle tristi.

Nella sua piccolezza arrivava dappertutto con la preghiera che ogni giorno viveva nella sua piccola stanza dell’infermeria, sempre con il rosario tra le mani. E Dio si chinava su di lei e le dava quella serenità che solo Lui può dare, così come scriveva San Vincenzo: “Il vero povero diviene una pura capacità di Dio ed una capacità attraente, considerata la natura e l’indole di Dio d’ inchinarsi verso ciò che è piccolo, di alleviare chi soffre e di ricolmare ciò che è vuoto”.

E suor Franceschina aveva fatto della piccolezza il segreto della sua vita scegliendo di fare suo il testo del Vangelo: “Se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli”.

Suor Franceschina ci insegna che la “piccolezza” secondo il Vangelo, è il criterio e la misura del vero progresso spirituale, la strada verso la santità, così come scrive Bernanos: “Ho perso l’infanzia e non la potrò riconquistare se non attraverso la santità”.

Suor Franceschina è passata tra di noi come quei fiori piccoli, nati non tanto per essere visti, ma che lasciano un profumo gradevole e forte!