Suor Anna Tacchinardi

Lodi 7 ottobre 1930 - Lodi 28 ottobre 2025

Suor Anna era nata a Orio Litta nel lontano 1930, il 7 Ottobre, giorno in cui la Chiesa fa memoria della Beata Vergine del Rosario, a cui suor Anna era particolarmente devota.

La sua infanzia fu subito segnata dalla sofferenza per la perdita precoce della mamma Ernesta, che al momento della morte lasciò due figlie piccole: Anna essendo la maggiore dovette prendersi cura della sorella più piccola e delle sorelle che arrivarono dopo le seconde nozze del padre. Ma la situazione difficile non le impedì di intraprendere gli studi in vista di un lavoro, dal momento che manifestava un’intelligenza vivace; nel 1946 a Monza a 16 anni ottenne il Diploma di licenza di avviamento professionale e industriale e nel 1947 a Milano ottenne il Diploma di dattilografo pratico, che le permise di iniziare un’esperienza lavorativa a Milano.

Durante quegli anni in cui frequentava anche la parrocchia e le suore, alimentando così la sua vita cristiana, le venne proposto un corso di Esercizi Spirituali a Villa Immacolata che al momento rifiutò perché avrebbe preferito farsi una vacanza alternativa, ma dopo aver accettato su consiglio della mamma Elena, quel corso fu l’occasione in cui la giovane Anna si sentì chiamata dal Signore e attratta da quell’ideale di vita religiosa che aveva visto realizzato nelle suore.

Entrò nell’Istituto all’età di 22 anni e visse il suo tempo di formazione in un cambio radicale da tutto quello che aveva vissuto negli anni di Milano: spesso raccontava con simpatia alcuni aneddoti del noviziato dove aveva imparato a vivere soprattutto l’umiltà. Le difficoltà e le sofferenze che raccontava di aver vissuto nella sua vita, l’avevano segnata ma era riuscita ad integrarle e a offrirle per il bene della gioventù, dei sacerdoti, della Chiesa: in lei non c’era rancore o risentimento ma era riuscita a trasformare il dolore in amore!

Quando nel 1955 emise la sua Prima Professione venne destinata alla comunità di Roma all’Acquedotto Felice dove riprese a studiare frequentando le scuole medie, in un corso di tre mesi, e poi l'Istituto Magistrale. Ottenuto il Diploma iniziò il suo percorso come insegnante nella Scuola Elementare prima a Roma, poi a Lodi e infine per diversi anni a Codogno.

Del periodo trascorso a Roma, lei stessa in un’intervista dice: “Ho fatto la maestra per 15 anni a Roma, ed è stato un periodo straordinario; insegnavo ai bambini delle famiglie baraccate, all’Acquedotto Felice, nella zona di Porta Furba, un angolo, allora, della estrema periferia della città. Avevo in aula 42 bambini. La domenica portavo i fanciulli romani a visitare Roma. Dopo avere fatto i compiti, alla sera i miei scolari insegnavano ai loro genitori, che erano tutti analfabeti. C’era miseria, ma si guardava al futuro. Si faceva comunità”.

Suor Anna era davvero la “Maestra” in tutti i sensi, non solo insegnava nozioni e contenuti ma aveva a cuore l’alunno, la persona, e dietro di lui, la sua famiglia. I suoi alunni li chiamava “i miei bambini” perché li cresceva come figli, li conosceva, li accompagnava anche dopo il tempo della scuola: “I miei bambini” li ricordo tutti, classe per classe, ci tengo a sapere tutto di loro: se sono felici, se hanno una famiglia numerosa, un buon lavoro, dove abitano e come stanno i loro genitori. Li penso e li ricordo sempre nelle mie preghiere”.

Una sua alunna della Scuola di Codogno descrive bene il suo stile educativo: “Suor Anna è stata una maestra esigente, capace di trasmettere ai suoi alunni i valori dell’impegno, del rispetto e della responsabilità. La sua dedizione all’insegnamento si manifestava in ogni gesto, in ogni parola, in ogni lezione. Dietro la sua fermezza c’era la volontà di preparare i bambini non solo allo studio, ma alla vita. Pretendeva molto, perché credeva nelle potenzialità di ciascuno e desiderava che ognuno desse il meglio di sé. Ci teneva all’ordine e alla precisione: i quaderni dovevano essere curati, ordinati, mai pasticciati. All’epoca poteva sembrare un dettaglio, ma col tempo, molti dei suoi alunni hanno compreso quanto quella attenzione abbia insegnato rigore e metodo, rivelandosi preziosa anche nella vita adulta e nel lavoro. Suor Anna sapeva anche uscire dagli schemi. Amava portare i suoi alunni fuori dalla scuola, durante l’orario scolastico, quando li vedeva stanchi e svogliati per passeggiate “non programmate” che diventavano non solo momenti di divertimento, ma anche occasioni di scoperta, di riflessione e di crescita. Quei momenti, semplici ma profondi, restano impressi nella memoria di chi ha avuto la fortuna di conoscerla perchè insegnavano a osservare, a riflettere, a continuare a imparare in modo diverso. Parlava tanto con i suoi alunni e raccontava aneddoti della sua vita, e con lei non mancavano momenti di leggerezza e di risate. Sapeva creare un clima di fiducia, in cui si poteva imparare anche divertendosi. La famiglia doveva essere sempre al centro: per questo coinvolgeva sempre i genitori in tutte le gite e in tutte le sue iniziative post scuola. Oggi, molti dei suoi ex alunni la ricordano con gratitudine e affetto, consapevoli di quanto la sua guida abbia contribuito a formarli”.

Anche negli anni in cui suor Anna, terminato il tempo dell’insegnamento, è stata in portineria a Codogno, la sua presenza discreta e costante, ha accolto intere generazioni di alunni, che in lei hanno trovato un esempio di bontà, dedizione e fede autentica.

Con la sua disponibilità e il suo sorriso accogliente, suor Anna è stata un punto di riferimento non solo per gli studenti, ma anche per i genitori e per tutti coloro che hanno varcato la soglia della scuola.

Ma dove prendeva la forza e l’energia che sprigionava dal suo sorriso e dal suo costante buon umore? Dalla preghiera quotidiana, dal Rosario che sgranava in portineria, dalla partecipazione alla messa con la sua comunità, dall’amore che aveva per Cristo Buon Pastore che per lei era esempio di cura nei confronti delle sue “pecorelle”, ma anche di mitezza e serenità nei confronti delle consorelle che condividevano con lei la stessa vocazione e missione. Amorevole, attenta, simpatica, affrontava la vita con leggerezza, così come scrive Italo Calvino: “Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”. E così con leggerezza, nel sonno, suor Anna se ne è andata ottenendo il meritato riposo dalle sue tante fatiche, perché “In paradiso bisogna andare stanchi!” diceva il Fondatore; e in paradiso suor Anna non si presenta a mani vuote ma la seguono le sue numerose opere: quelle sono il suo biglietto di entrata! 

Ringraziamo suor Anna, per la sua vita donata e per essere stata per noi la memoria storica dell’Istituto perché ha saputo vivere, custodire e tramandare il Carisma e la missione educativa che caratterizzano la nostra famiglia religiosa.

19 marzo 2026 - Adorazione Eucaristica Giovani

Se sei un giovane che cammina sui passi di Gesù fai una sosta a Maleo per vivere con noi FdO un momento di adorazione in preparazione alla Pasqua. Seguirà l'apericena in oratorio.